20 giugno-StraDugenta

Istantanee (il mare può attendere)

Tutti avremmo bisogno di una vacanza. Andrebbe bene anche un solo giorno, possibilmente al mare almeno per me, così potrei finalmente uniformare l'abbronzatura da podista, il segno netto dei pantoloncini e i piedi bianchissimi rispetto al resto del corpo. Ma in questo periodo ci sono le gare più belle e molte di queste càpitano di pomeriggio, come la XIX ED. della StraDugenta che quest'anno si è disputata tra l'altro di sabato. E mentre il web veniva intasato da immagini del "lido Pirata", dalle acque cristalline di Sperlonga, ma anche di Mondragone e Baia Domizia, Atletica San Nicola invece si faceva ritrarre in una foto di gruppo con tredici rappresentanti, dalla piazza di Dugenta Beach, come direbbe Giuseppe Nuzzo. Il quattordicesimo, ritardatario, Vanacore, ci ha raggiunti in moto giusto in tempo per sfilarsi i panni da motociclista ed infilarsi quelli da corridore da 4.18 a km, mentre il quindicesimo, Velotto, è stato atteso invano. Probabilmente a mare ci è andato veramente.

Altre istantanee fotografiche ci rendono più o meno giustizia durante le nostre singole prestazioni riprese tra circa altre 500. Una in particolare mi riguarda e l'ho scelta come foto da profilo sul social perchè "mi ci riconosco" per una volta, nonostante abbia illuso chi è lontano da questo mondo che ha addirittura creduto che io possa aver vinto.
Ma io non vinco e non vincerò mai, eppure vinco tutte le volte che taglio il traguardo. Ho vinto ad esempio quando sono riuscita a superare i crampi all'addome che mi hanno assalita al quarto km e quando non ho dato retta al tizio che mi consigliava di non affannarmi inutilmente, che tanto le donne le avrebbero premiate tutte ma io non potevo lasciare che mi superasse lui o la tipa dietro che ha tentato diverse volte di farmi le scarpe, punita infine da mezzo minuto almeno.

E poi ci sono le istantanee impresse nella mia mente e che traferisco tra queste righe. Il caffè preso con sette compagni almeno un'ora prima della partenza prevista per le 19:30, quando il sole c'era ed era ancora alto. L'allenamento di 30 km di Ciccio d'Andrea, fatto giovedì (due giorni prima), perchè quando lui si allena vorrebbe che non finisse mai. Io invece credo di non averne fatti più di 32 di km in settimana e tutta la pioggia che ho beccato per circa 4 km nella giornata di mercoledì mi ha pure fatto sentire a posto con la mia coscienza da runner (la lavata di coscienza, quella vera, la faccio da sempre). Le sue scarpe nuove hanno già 300 km, mentre le mie ne hanno solo 7 e decido di utilizzarle in gara perchè Pasquale Maiello sostiene che " semp chell' è ". Mi sorprende che Giuseppe Nuzzo abbia mangiato a pranzo insalata di riso, quella completa, che io trovo pesante. Ma devo ricredermi perchè al quinto km mi supera leggero, del resto lui è un accanito sostenitore della filosofia "I run for eat" . 
Alfredo Giombetti tenta di trascinarmi per qualche km iniziale, ma il 4.20 che leggo sul garmin non mi appartiene e lascio che lui si assesti sul suo ritmo finale che è quello che avrei voluto avere io ed intanto scorgo già lontano Giovanni Pastore, dopo di che mi raggiungono e mi abbandonano Nicola D'andrea, Poliseno e Pasquale Maiello. Ognuno (s)perso dentro i tempi suoi.

Il percorso è di quelli che piacciono a me, più o meno tecnico e la temperatura è perfetta per gareggiare: il cielo si è fatto improvvisamente plumbeo e minaccia di piovere da un momento all' altro. E' una gara stranamente silenziosa, ad un certo punto odo solo rumore di scarpette e qualche tuono in lontananza. Quello che vedo intorno mi aggrada, paesaggio di campagna, la fila di pioppi, le persone del posto coi bambini che ci incitano. Ad un certo punto noto che tutto il filone di atleti che inseguo, nonostante la strada sia molto ampia è tutto spostato sul lato destro tanto da lasciare libera l'altra metà per cui mi approprio della bellissima sensazione di libertà di invaderla, ma dura giusto il tempo di divenire di nuovo compatti.

Ogni tanto qualcuno interrompe la mia felice scelta di solitudine, chiedendomi a quanto stiamo procedendo ed è a quel punto che maturo la decisione che prima o poi mi libererò dal garmin, perchè può essere bello lasciarsi andare senza farsi condizionare da quei maledetti secondi che sfuggono via. Intorno al sesto km qualcuno urla il nome "Adrianaaaa" probabilmente rivolto ad una compagna di squadra, ma dopo un pò sento il mio di nome e ad urlarlo è Francesco Letizia che mi accusa di essere partita troppo sparata e prendo atto anche di questo, per cui mi pento e mi dolgo ma a quel punto non ci resta che correre assieme. Improvvisamente si affianca a noi un atleta che mi chiede se mi ricordo di lui : pare che a Santa Maria a V. due anni prima tagliammo assieme il traguardo mano nella mano ( a volte lo faccio, credo sia un bellissimo gesto ). Faccio un pò di mente locale e sì, ricordo anche l'aneddotto strano di parte dello staff che a 300 m dal traguardo ci passò una lattina ghiacciata di red bull, raccomandandoci di non berla subito come se uno a quel punto avesse del tempo da perdere rischiando anche una congestione. Invito costui sbucato dal mio passato, a tenere il nostro passo così potremmo magari di nuovo ripetere il gesto, ma dopo un pò lui cede, soprattutto quando comincia a piovere ma io e Francesco ne abbiamo presa fin troppa di acqua assieme in settimana ed incuranti di uno che ha già fatto il suo tempo (sembra addirittura asciutto) e che raccomanda a tutti di fare attenzione perchè si scivola, allo scoccare del km 10, procediamo in volata per gli ultimi 300 metri suggellando la nostra amicizia non solo da compagni di squadra, col gesto che due anni prima avevo tenuto verso uno sconosciuto.

La pioggia è diventata decisamente copiosa e tra sudore e acqua scorgo a malapena gli altri compagni già arrivati, mentre al ristoro agguanto un bicchiere sperando che sia birra fredda come l'anno prima, ma è solo un tiepido tè. Mi rincuora però il fradicio pacco premio che contiene tra le varie cose, due bottiglie di vino bianco che divido con Francesco e dell'ottimo pane bianco. Ho giusto il tempo di chiedere ad Auricchio come sia andata e mi rivela che ha impiegato circa 41', seguito dopo pochi metri da Pascarella e Ciccio D'Andrea, riuscendo così tutti e tre a rientrare tra i primi 100 uomini che andranno a premio. Ho la certezza ormai che siamo tutti giunti al traguardo, mentre saluto dall'auto Alessandra Tamburrini, premiata fra tutte le donne ed Izquierdo, in squadra con noi da un pò. L'unico che è rimasto fino alla fine ad assistere alla cerimonia delle premiazioni è Nicola Russo che per l'ennesima volta si aggiudica il primo posto di categoria.

Con un pò di rammarico faccio notare che siamo arrivati decimi come società su 63 e terzi come affiliati Eps, ma per andare a premio dovevamo essere almeno in 20.
Domenica 21 giugno altri 5 atleti però ci hanno portato in vetta a Caserta Vecchia prendendo parte al Trail. Alcuni associati dall'inizio di questo 2015 non hanno fatto nessuna gara, molti altri soltanto una . Mi chiedo che senso ha far parte di una squadra podistica, dove l'unico impegno che si chiede, problemi (superabili) permettendo, è semplicemente condividere con gli altri quello che pare amiamo di più e cioè correre.

Le istantanee che mi regalano ogni singola gara mi rendono felice e sono orgogliosa di far parte di Atletica San Nicola da quattro anni a questa parte. Se solo l'avessi scoperto prima.(Quest'anno parto per il mare a fine luglio).


Anna Merola



MARZANO_TELESE

13 Giugno-Trofeo di Telesia

La solitudine del maratoneta

 Spettacolo di folla per la 9° edizione del Trofeo Citta di Telesia, gara  internazionale sulla distanza dei 10 km,  svoltasi sulle strade del caratteristico centro di Telese Terme con la partecipazione di oltre 1600 atleti, giunti da tutt’Italia per disputare quella che è oramai considerata “una Classica” del panorama podistico nazionale. Spettacolo ed entusiasmo alle stelle per la presenza di un pubblico numeroso e caloroso che in ogni momento della gara non ha mai smesso di incitare gli atleti e per la totale partecipazione di tutta la città imbandita a festa e, va detto, supportata da un’organizzazione, quella della ASD Running Telese Terme, a dir poco perfetta. Tribuna, stands,  transenne su gran parte del percorso, reporter e cameraman pronti ad immortalare le gesta dei tanti amatori che per una volta si son sentiti atleti a tutto tondo.

 13 i portacolori dell’Atletica San Nicola che hanno sfidato il caldo afoso di una sera di inizio d’estate pur di lasciare la propria impronta sul percorso di gara, nervoso e molto ondulato, che ha tagliato in lungo ed in largo la caratteristica città beneventana passando attraverso le famose Terme, i resti dell’antica Telesia, il pittoresco centro abitato, il lago omonimo, andando a concludersi sul viale principale della città, affollato fino all’inverosimile dai tanti appassionati accorsi a spingere con il proprio incitamento i tanti concorrenti.

 Calura irrespirabile, circa 30 gradi alle 19, con un tasso di umidità stratosferico che non ha assolutamente fiaccato le lepri marocchine che hanno monopolizzato il podio e l’ordine di arrivo piazzando ben 5 canotte su cinque ai primi posti.  Per i nostri atleti, abituati alle ben più fresche temperature del mattino, gara sapientemente gestita in difesa senza strafare con un occhio al tempo e l’altro alle gambe. Ciò nonostante segnalo le ottime performance in primis di Nicola Russo che già da qualche gara ha abbattutto di parecchio il muro dei 50' e poi di Leone, D’Andrea jr e Ciro Pascarella, che seppur lontani dai loro personali, hanno ottenuto piazzamenti di tutto riguardo, soprattutto tenendo conto del livello altissimo della gara. Menzione per tutti, se non altro per il coraggio e l’abnegazione dimostrata nel concludere una gara che lungo il percorso ha mietuto parecchie vittime: Gatto, Catania, Poliseno, Perrino, Nuzzo, Russo, Palmiero e per il duo Feola Ciccarelli coppia in gara e nella vita, a dimostrazione che le affinità si scoprono e si coltivano.

ll sottoscritto era giunto in quel di Telese con la allettante prospettiva di gareggiare di fianco all’amico di sempre, che negli è passato dall’essere, in sequenza, compagno di giochi, di merende, di vacanze e da qualche anno, durante le ferie rigorosamente passate insieme, anche compagno di sgambate mattuttine poco ossessive e ancor meno compulsive. Era naturale che in occasione dell’evento programmato nella sua città , io e Gianni Alaadik, si decidesse di fare una gara “vera” per una volta insieme e per un volta con l’incitamento delle nostre famiglie, per l’occasione aldilà delle transenne con tutta la loro curiosità ed entusiasmo. Ebbene la voglia di ben figurare, la volontà di voler essere fieri delle nostre gesta, la consapevolezza dell’eccezionalità del parterre a noi fin troppo caro,  ci hanno annebbiato il cervello, di solito più razionale, e spinto a partire con un ritmo folle, addirittura 4’15 a km, che non potevamo assolutamente tenere per tutti i 10 km soprattutto in presenza di un calura così asfissiante. Siamo passati ai 2 km, sotto l’arco di arrivo, con l’imprudenza e la sfrontatezza tipica del podista inconsapevole, eravamo presi da un insano furore agonistico che ci ha portato a sprintare dinanzi alle nostre figlie  e ad omaggiare le nostre consorti per renderle orgogliose di noi eppoi…….

….eppoi è cominciata un’altra gara, quella in cui inizi a percepire che il motore incomincia a picchiare in testa, i secondi diventano improvvisamente lunghissimi ed i Km diventano miglia. Quelli che avevi superato di buona lena diventano velocissimi e tu non hai la forza di stargli dietro, vedi un cavalcavia e ti sembra il Pordoi, la bottiglietta dell’acqua diventa l’oggetto del desiderio, salvo accorgerti che con il cuore in gola, anche un’operazione semplice come il deglutire diventa terribilmente complicata.

L’orologio  sul polso segnalava impetuoso la progressiva riduzione del ritmo e anche tenere il passo dei 5’15 a km diventava un’impresa titanica. Quando sei cosi, alla canna del gas, ti accorgi di quanto questo sport sia spietato, di quanto tu debba gestire da solo la tua testa e la tua solitudine; incominci a chiederti per chi o per cosa tu stia correndo; in più quelli che erano incitamenti affettuosi cominciano a diventare patetiche grida che non riesci a trasformare in energia positiva perché senti che il serbatoio è abbondantemente in riserva. La prova finale della mia sofferenza arrivava all’incirca al nono km quando un amico, che stava gareggiando in maniera più giudiziosa, mi avvicinava e mi scongiurava di farmi  scortare fino all’arrivo pur di non lasciarmi solo.  Ecco, nonostante la mia evidente brutta cera, in quell’istante ho raccolto tutte le mie ultime stille di energia per tentare di concludere insieme a Gianni in maniera dignitosa. Sotto l’arco ci siamo guardati cercando di farci forza a vicenda: in fondo era finita e noi, seppur sfiniti, avevamo tutta la volontà di conservare il ricordo della nostra avventatezza. In questo sport basta un metro per passare, dal nero al bianco, dalla sofferenza alla gioia, dall’inferno al paradiso. Ricordi che diventano emozioni, assolutamente indimenticabili.

“Le emozioni non sono sopravvalutate. Sono tutto quello che abbiamo.” Che anche Paolo Sorrentino sia podista?

Giovanni Marzano




Name: Giovanni SecciaEmail: agagaggm@gmail.com
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Country: ITALIA Date: 15 Jun 2015 19:01:43 GMT

Comment: Sei un grande!



 
17 maggio- Cercola

L’importante è partecipare

7° edizione del Trofeo Città di Cercola sulla distanza “classica” dei 10 km stamattina per i tre moschettieri dell’Atletica San Nicola, Raffone, Cennamo e Marzano, il cui menu domenicale prevedeva una gara di “scarico” lungo il tortuosissimo percorso dell’amena località vesuviana, accompagnato dalle presenza  di circa 750 atleti. Gara molto nervosa con continui saliscendi, sanpietrini a go-go e un caldo umido che a sprazzi rendeva ancor più faticosa la disfida. Il meglio, come spesso accade, era però alla fine con l’arrivo sulla pista di atletica dello stadio locale: pista che per un podista domenicale evoca sempre ricordi legati ad imprese leggendarie di ben altri atleti a cui, per un attimo, la nostra mente, in preda ai crampi della fatica, ci accosta.

Ottima organizzazione, evidentemente  rodata negli anni  e arrivo monopolizzato dai marocchini che hanno occupato le prime 5 piazze. Le nostre uniche speranze di piazzamento erano riposte nelle gambe di Gianni Raffone, per l’occasione accompagnato dalla madre, il quale ha però subito precisato che la sera precedente, causa cena tra amici conclusasi a tarda notte, il famoso carico di carboidrati era stato annaffiato da abbondanti liquidi che di certo non erano serviti a corroborare il motore del Nostro. Quanto a noi, Cennamo ed il sottoscritto, fedeli, anche troppo, al motto decoubertiniano, “l’importante è partecipare”, abbiamo gestito la nostra performance su tempi da allenamento con l’unico sussulto del rush finale sul cemento della pista che ci ha proiettato sul traguardo nemmeno fossimo sulla mitica Letzigrund di Zurigo.  Sarà stato questo, sarà stato il sospiro di sollievo per le nuvole che nel finale hanno limitato la calura, sarà stata l’idea della mozzarella che ci attendeva all’arrivo, sarà perché (cit), eravamo  così felici e soddisfatti  da rientrare a casa con la gioia dei giorni migliori.

Gioia, appagamento, benessere, ecco il bagaglio di emozioni che una domenica di gara riesce a trasmettere: è strano, fino ad un paio di anni fa non avrei mai concepito una competizione  che non prevedesse un impegno fino allo stremo; oggi, invece, gareggio con la consapevolezza che ciò che ti resta sono le sensazioni del risveglio, gli incontri con amici e conoscenti, i personaggi di contorno (tra cui oggi segnalo Nonno Simone, podista sulla soglia degli 80 per l’occasione in bici), gli odori domenicali che si diffondono sul percorso, gli autoincitamenti di quelli più lenti o solo più bisognosi di sentirsi acclamati o gli occhi innamorati dei bambini che da semplici spettatori riescono a proiettare su di noi la loro ammirazione.

 Ecco, prova a mischiare il tutto, chiudi gli occhi e ripensa al barone: non esiste vittoria più esaltante del partecipare.

 Giovanni Marzano



3 maggio- Maddaloni

Quando Correre Ti Mette Le ali.

Le ali sono quelle che questa domenica ho allacciato alle mie scarpette da corsa, glitterate argento che sicuramente hanno aggiunto un tocco fashion alla mia mise da gara ma hanno un valore simbolico che va ben oltre le vanità. Sono infatti le ali con cui Rare Partners https://www.facebook.com/rarepartners  , associazione non profit, raccoglie fondi per lo sviluppo di nuove terapie contro le malattie rare. Ho conosciuto questa associazione tramite il nostro compagno di squadra Domenico Marzaioli, che da un bel pò sostiene la loro causa e qualche giorno fa, prima di partire per Lucca dove avrebbe disputato la mezza, ha fatto in modo che le ricevessi con una piccola donazione, cosi che potessi "onorare" insieme alla squadra il suo paese natio ovvero Maddaloni. L'hashtag di riferimento dell'associazione sui social è  "corrieimmaginadivolare"

 Ed è proprio quello che ho immaginato di fare una volta indossati i miei talari che ricordano vagamente i calzari alati del dio Hermes, che nella mitologia greca veniva considerato come la personificazione del vento poichè lui del vento possedeva la leggerezza, la velocità, l'umore scherzoso ma anche l'incostanza nei propositi.

Tutte caratteristiche che abbiamo esternato, chi più e chi meno, noi 26 atleti di Atletica San Nicola tra i circa 700 presenti per 10,400 km attraverso un percorso che nonostante conosciamo bene perchè è lo stesso da qualche anno, ancora una volta ci ha sorpeso per il basolato che lo caratterizza per una buona parte iniziale e finale, per le altimetrie che se pur lievi ci sono con una certa costanza, e quei 400 m in più posti in leggera salita sfiancante proprio verso il traguardo.

 Un app sul cellulare di mio marito, che a breve farà parte della squadra, è in grado di confrontare la temperatura della giornata in corso con quella dell'anno precedente. Ebbene scopro che l'anno prima c'erano 6° in meno ed un pò la notizia mi conforta perchè dopo tanta pioggia beccata quasi ad ogni gara (così riferiscono i compagni più assidui) ed il freddo di cui ci siamo lamentati fino al giorno di pasqua e oltre, questa sarebbe stata, la mia almeno, prima gara primaverile senza maglia termica. Il problema è che quei 6° gradi in più e 400 m, ed una distorsione alla caviglia per fortuna senza conseguenze, mi hanno fatto abbandonare da subito il proposito di "volare" sotto i 4.48 a km.

Leggerezza e velocità nelle gambe di tanti nonostante ciò, pertanto alloro podistico a Nicola Leone, Rauci, Auricchio, Pascarella e Francesco D'Andrea (fresco nonostante la maratona di Madrid appena 7 giorni prima e la gara di Orta di Atella del 1 maggio) che riescono a classificarsi tra i primi 100 uomini; Nicola Russo è di podio ormai sempre nella sua categoria M 70. Reduci dalla gara del venerdì precedente anche Giovanni Pastore, Raffone e  Poliseno. Nicola D'Andrea finalmente torna ai vecchi fasti dopo la mezza di Madrid e non manca mai l'umore scherzoso di Giuseppe Nuzzo, che dopo la sua esilarante cronaca madrilena, mi ha fatto abbandonare l'Allegria degli Angoli di Marco Presta. Pasquale Maiello vuole essere sempre un passo avanti a Palumbo, mentre con Antonio Maiello mi piace sempre ricordare le "fatiche di Forchia". Lombardi non poteva non correre al paese suo d'origine e Biondillo promette a Francesco Landolfi che cercherà di fare almeno un allenamento a settimana, cosa che gli riesce difficile tra lavoro e bimbi piccoli e per onorare questa sua promessa gli regalo la mia bottiglia di vino rosso. Marino rimane sempre il nostro Angelo, custode dei pettorali ed io non sono riuscita a raggiungere Cioffi; compagni di allenamento e di gara Francesco Pastore e Ianniello. Con la "presenza" di Gatto e Marzano riusciamo a classificarci almeno come settima squadra. Elsa ciccarelli e Maria Perillo sono insieme a me fra tutte le donne premiate e giunte al traguardo. Cornetto caldo alla nutella al ristoro finale rienergizza dopo la fatica e simil red bull fredda al limone e fragola rinfresca le membra ma tanto io le ali ce l'ho già.

Leggerezza e libertà nello spirito. Mettersi in fuga dai pensieri per il tempo di una corsa. Mi perdo ma mi ritrovo. Sorridere per le confidenze di uno sconosciuto che ha avuto un cavallo per 30 anni e che gli ha insegnato tanto. Entusiasmarsi perchè una bimba ti urla che sei settima donna ma in realtà non ha visto passare la prima. Commuoversi perchè tutta l'Atletica Frattese corre per il loro compagno Enzo affinchè torni alla vita ed è il messaggio delle mie ali: credere che tutto sia possibile.

Manca quasi un mese alla nostra 13 ^ edizione e con l'impegno di tutti renderemo il nostro evento il migliore di sempre. Io ci credo.

Atletica San Nicola è vicina all' Atellana Runners.Ciao Andrea Russo.

Anna Merola



26 aprile-Maratona e Mezza Maratona di Madrid

Sopravvivere a Madrid tra le ansie del capitano, paella e jamon

Siamo appena saliti sull'aereo che ci riporterà a casa e approfitto del tempo di questo volo per scrivere la cronaca di questa spedizione in terra spagnola, che per il sottoscritto stava diventando definitiva.

Si perché questa volta le mie tabelle fatte di NON allenamenti hanno fatto cilecca.

Venerdì il buon Stefano Letizia ci accompagna all'aeroporto così che gli forniamo un alibi per lasciare il bar in piazza che porta il suo stesso cognome e che lui presidia dalle ore 9 alle 20 di sera con un intervallo fisiologico dalle 13 alle 16. Non è partito con noi Mario Salvo per impegni o meglio disimpegni personali .Siamo io, i fratelli D'Andrea e il piccolo Letizia alla prima esperienza oltre Alpi .

Arrivati nel primo pomeriggio a Madrid ci rechiamo subito (si fa per dire perché in realtà ci siamo persi nella metro) in hotel ma il capitano è ansioso di ritirare i pettorali per cui mappe alla mano ci rechiamo all'expo maratona dove a detta dello stesso ci stavano aspettando.

Ritiriamo così i nostri pettorali e ritorniamo in hotel dove riceviamo istruzioni dal buon Rosario Rondinone, ormai trapiantato in Spagna, su dove dobbiamo cenare la sera.

Vinte le ansie del capitano raggiungiamo il locale indicatoci e cominciamola nostra personale battaglia con il prosciutto iberico "jamon" e spenderemo più per quattro fettine di prosciutto a testa in tutti i tre giorni che per l'intero soggiorno.

Il sabato mattina di buon ora accontentiamo l'ansia del capitano che aveva passato la notte insonne. Doveva studiare l'arrivo, e anche io volevo farlo in realtà perché già presentivo che il giorno dopo difficilmente lo avrei visto.

Passiamo così almeno mezza giornata a fare selfie nella zona di arrivo dove c'è anche un bel laghetto che ci ha fatto venire in mente i nostri compagni impegnati a correre alla foce del fiume Agnena in quel di Mondragone.

Passiamo poi il resto della giornata in giro sul bus turistico scoperto cercando di ammalarci così che potevamo avere una scusa per non gareggiare o per giustificare eventuali (per me molto probabili)insuccessi.(noi podisti siamo così dobbiamo avere sempre la scusa nella manica).

Mi rivitalizza però l'acquisto di un cappellino anti pioggia fatto in un negozio lì per strada, visto che per il domani è previsto il diluvio.

Arriviamo a sera e nonostante qualche donnina avesse tentato il piccolo Letizia che si era avventurato da solo per le birrerie di Madrid , ci ritroviamo tutti e quattro a cena per il fatidico carico carboidrati che decidiamo di fare con una paella anticipata dal nemico "jamon" anche qui pagato 5 euro a fettina tagliata a mò di ostia .

Ed eccoci alla domenica che diventerà per il sottoscritto la madre di tutte le maratone; il capitano ha messo la sveglia alle sei e trenta tanto da anticipare anche il turno del portiere di notte che terminava alle sette, noi tre umani restiamo ancora a letto.

Il luogo della partenza dista 10 minuti a piedi ed essendo stati esentati dal montaggio pallone o altro dall'organizzazione, con calma ci rechiamo a fare colazione e solo molto dopo assecondiamo le smanie del capitano per cui ci avviamo alla partenza.

Io e il capitano impegnati nella maratona, andiamo alla zona arrivo per consegnare la sacca per il cambio e ci rendiamo conto di non aver stimato che tale zona dista circa 3 km e a quel punto lui ansioso più che mai raggiunge velocemente di corsa il deposito borse.

Io invece me la prendo con più calma, lui del resto doveva raggiungere la griglia di partenza dei top mentre io quella sperduta degli small .

Ecco che si parte , l'emozione è quella di tante altre volte , lo speaker elenca urlando i paesi presenti alla partenza,  musica a palla e via !

Si inizia con una leggera salita per circa 3 o 4 km poi comincia la discesa e cerco di mantenere un ritmo gara tra i 5.10/5.20 a km . Non si sa da quale test di allenamento o tattica razionalmente decisa mi viene fuori, ma tra un continuo saliscendi arrivo al 30esimo km poi al 32esimomo comincio ad avvertire i primi accenni di crampi che dopo due km mi prendono e trasformano la mia sedicesima maratona nella prima gara di sopravvivenza.

Il tempo di rispondere a Nick che mi chiedeva su wapp a che km fossi e al quale rispondevo"è finita la benzina" mi organizzo appunto per sopravvivere.

Già altre volte mi era capitato di avere crampi (normale per uno che fa al massimo 30/40 km a settimana a ritmo Nuzzo) ma stavolta c'era la pioggia e per alcuni tratti il vento e allora comincio a camminare e mi si affiancano compagni che mi incitano a non mollare e così supero chi sta più inguaiato di me (non molti).

Ogni tanto cerco di correre ma riprendono i crampi, e non so come ma riesco ad arrivare camminando al 40esimokm e mi dico " cavolo (il termine usato è un altro- n.d.r) pensa che devi fare altri due km a passo signore (sostantivo femminile plurale-n.d.r)" ( certe tizie che incrociamo la mattina a Caserta e che passeggiano guardando noi che corriamo con ammirazione )Finalmente vedo i palloni dell'arrivo e qui sotto uno dei due ci sono quelli dell'organizzazione che lo sostengono, mi giro pensando "oh vuoi vedere che sono ultimo e stanno aspettando me per toglierlo?" Ma vedo altri più disperati di me che mi seguono e mi faccio coraggio, arrivo al traguardo ovviamente non guardo il tempo ma cerco la medaglia, non vedo nessuno con le medaglie e penso "oh ma fa che sono finite? " 

Faccio altri duecento metri e finalmente ecco la signorina con la medaglia, mi ci infilo con tutto il cappellino dentro che ormai mi stava inchiodato in testa come piombo. Penso che è fatta: e' finita! Leggo subito dopo su wapp un messaggio del piccolo Letizia, che con Nick ha disputato la mezza, impaziente di sapere delle mie condizioni e che recita " oh, si muort?" E dopo aver chiamato Nick che mi era venuto a cercare, vado al ritiro borse, riesco a indossare la giacca della tuta e mi avvio verso l'hotel: saranno questi i tre km più terribili della mia mediocre carriera podistica! 

Sì, perché percorsi sotto pioggia incessante e vento. Incontro poi per strada due podisti italiani che mi chiedono dell'arrivo aprono il keywai per mostrarmi il pettorale gli indico la strada e penso che anche se erano passate sei ore quei due erano entusiasti come chi stava vincendo chissà che. La maratona e' anche questo, anzi certe cose non le vedrai mai se non fai una maratona.

Dopo oltre un'ora riesco ad arrivare in hotel dove il capitano stava già da due ore a riposare, lui aveva impiegato 3h 10, il piccolo 1h 53 e Nick senza impegno 1h 40 per correre la mezza maratona.

La sera ceniamo ancora a base di paella e dopo aver difeso il piccolo dall'attacco di donnine pe strada che lo invitavano (sarà per i tatuaggi ma faceva colpo) finalmente andiamo a dormire.

L'indomani mattina assecondiamo per l'ultima volta le ansie del capitano impegnato nell 'acquisto di tshirt all'Hard Rock ( due giorni che non si decideva se andare o no) e ci avviamo all'aeroporto per tornare .

Anche questa è fatta: il capitano ha dimostrato ( ma non c'era bisogno) di essere un grande maratoneta; per me è un successo come lo è stato per le altre e come lo sarà per le prossime; Nick ci ha fatto compagnia gareggiando nella mezza a passo Nuzzo, il piccolo tra una birra e un'altra ha fatto la sua prima gara internazionale.

Giuseppe Nuzzo

 

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Name: ciroEmail: 
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Country:  Date: 29 Apr 2015 20:08:30 GMT

Comment: Peppe, grazie di esistere!... e, ovviamente, complimenti a tutti.



Name: anna pintoEmail: 
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Country:  Date: 1 May 2015 09:47:50 GMT

Comment: Nuzoooo, è giunto il momento che anche tu inizi a seguire una tabella ahaha..altrimenti a Firenze ti supererò :D scherzo ovviamente.. Due maratone a distanza di un mese in condizioni di salute non proprio eccellenti. Sei un esempio x tutti noi. La medaglia Rock and Roll te la sei proprio meritata... Ci vediamo a Firenzemarathon. Ovviamente lunedì alle 5:50 al geometra come sempre...Anna



Name: GiuseppeEmail: 
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Country:  Date: 3 May 2015 21:05:18 GMT

Comment: Pintoooooo mi sa che devo seguire tue tabelle.....da settembre però mo lassatm sta......grazie a te Ciro


Name: Capitano (come mi chiami tu)

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Date: 2 May 2015 13:52:46 GMT

Comment: Sei un grande Peppe, senza di te non ha senso partecipare a una maratona, specialmente oltre Alpi (come dici tu). Non so cosa succede, ma mi dei degli stimoli particolari in questa competizione, come si dice, sei la mia musa ispiratrice.Alla prossima caro Peppe, stavolta nella nostra bella Italia, come abbiamo promesso, difficilmente ci ripeteremo oltre Alpi. 


Name: Capitano (come mi chiami tu)Email: 
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Country:  Date: 4 May 2015 21:17:27 GMT

Comment: Peppe ho trovato, grazie a Ciro, una maratona a Putignano (BA)per il 20 giugno.Che dici mi fai compagnia?


Name: AnnachiaraEmail: Annachiaranuzzo@virgilio.it
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Country: ITALIA Date: 22 May 2015 18:06:13 GMT

Comment: Complimenti Papà! Sei un grande❤👊🏼



26 aprile-Brusciano
La tentazione di essere Felici

Domenica di fine Aprile, tempo decisamente tendente al bello, temperatura quasi estiva e circa 600 partenti: questo il biglietto da visita per la 1^ edizione della gara podistica “In marcia per la Pace” disputatasi stamattina sulle strade di Brusciano, amena località vesuviana, nota ai più per la celebre Festa dei Gigli, che ogni anno, alla fine di Agosto,  monopolizza le attenzioni dei cittadini devoti al culto degli obelischi di legno che abilmente danzano sulle spalle delle cosidette “paranze”.

Circa 600 partenti, dicevamo, per una gara che ha visto il monopolio degli atleti marocchini, ben 5 nei primi 6, con il vincitore che ha chiuso la sua performance con il tempo di 31’14 alla media monstre di 3,07\km. Media altissima ottenuta su di un percorso per nulla facile, anzi zavorrato da circa 4 km di salita che cominciava in modo lieve ma che alla fine deprimeva le aspirazioni dei più  già fiaccate dal solleone delle 10 che rendeva ancor più dura la tenzone.

La nostra squadra oggi era al via in ranghi ridottissimi, con il sottoscritto e il mio compagno di allenamento Vincenzo Cennamo. In realtà molti dei nostri ieri avevano gareggiato a Vairano Patenora e Mondragone; in più quest’oggi il menù delle gare prevedeva, oltre la nostra, anche Angri e per i chicos più audaci, la maratona di Madrid : Uber Alles Atletica San Nicola!

Io e Vincenzo non siamo tra i più assidui la domenica sulle gare ma ciò non toglie che anche per noi periodicamente nasca l’esigenza di provare quel po’ di felicità che solo la gara può dare. Tutto comincia con il rito del pettorale, poi il caffè, poi le chiacchiere (solite) sui presunti malanni o guai fisici degli altri competitors che via via si incontrano alla punzonatura, sulle calorie ingurgitate la sera precedente (su questo credo che siamo campioni indiscussi), per finire con la proclamazione del tempo finale. Ecco, se è vero che nella vita tutto è relativo, allora il corollario a questo assunto non può che essere che anche le gioie e le felicità vanno rapportate alle aspettative. Le nostre, guarda te, stamani erano alquanto modeste, ma si sono addirittura estinte alla vista dei 4 km di salita che ci aspettavano. Senza batter ciglio abbiamo automaticamente abbassato il livello delle nostre pretese all’unisono con il ritmo delle nostre gambe. Risultato finale: tempo di 53’ netti, che dato il percorso e la nostra forma attuale, va annoverato tra quelli in grado di renderci se non felici almeno alquanto soddisfatti. 

Devo dire che la popolazione locale si è fatta sentire con il suo calore su tutto il percorso e verso la fine, quando l’acqua scarseggiava per noi podisti delle retrovie da più di un cancello sono spuntate pompe per raffreddare i nostri bollenti spiriti e acqua per lubrificare le nostre gole a secco. Segnalo stavolta, tra gli altri, il podista musicodipendente che ha deciso di accompagnare le nostre gesta con una selezione di tutto rispetto che svariava dai Pooh a Lucio Dalla, passando per Battisti e Pino Daniele . Tutto questo fa della gara un universo a se stante, un mondo a parte, in cui, quando ti ci ritrovi, capisci cosa significhi la famosa tentazione dell’essere felici.

“E’ dura stare con una che dà così tanto e si accontenta di così poco” sosteneva Woody Allen in uno dei suoi film più famosi: il Nostro non credo che si riferisse alla corsa, ma per una volta voglio pensare che si riferisse alla magia della gara che ti dona  benessere in quantità esagerata in cambio di una moderata dose di sofferenza.

Giovanni Marzano


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12 aprile-Mezza Maratona di Agropoli

Traguardo raggiunto, obiettivo mancato

Innanzitutto grazie a tutti per gli auguri, in particolare ad Anna Merola che allo scoccare della mezzanotte è stata la prima con gli auguri e la consueta pubblicazione di una mia foto sul nostro account facebook.

Ragazzi che dire, festeggiare i quaranta anni in gara è emozionante ed allo stesso tempo ti mette una certa tensione. E’ una sfida con se stessi, un sorta di conflitto interiore tra: il devo impegnarmi al massimo ed il chi me lo fa fare proprio oggi!!!

Comunque, come potete immaginare, alla fine ho corso la mia gara senza riserve, consapevole di essermi allenato abbastanza per ottenere un ottimo risultato e fiducioso della mia perseveranza.

Agropoli è bellissima, la gara ben organizzata ed il percorso abbastanza praticabile. Prima della gara non mi ero sbilanciato più di tanto, scaramanzia, umiltà, voglia di sorprendere, insomma un pò di tutto ma ora posso dirlo: il mio obiettivo era scendere sotto l'ora e trenta, mi sarebbe bastato anche un solo secondo in meno.

Di tanto in tanto mi veniva in mente l’amico Michele Auricchio che mi ha sempre incoraggiato durante le precedenti gare e che già a Napoli mi aveva aiutato a migliorare il mio storico PB. Beh! Se ci fosse stato lui, ne sono certo, avrei chiuso sicuramente meglio.

Dopo la partenza ho cercato subito di mettermi al passo previsto e così è stato, il ritmo di 4’15’’ è stata una barriera da non oltrepassare mai. Il fisico reggeva bene, lo spirito anche ed a dirla tutta c’è un’ altra cosa che mi ha sostenuto ancora di più. Il Sig. Vincenzo Giaccio, uno che non conosco, una persona che con i suoi post su facebook mi mette un’allegria pazzesca. Non so se qualcuno lo conosce ma vedere le sue foto, i suoi post, leggere le sue frasi,  per me sono puro ottimismo. Proprio questa settimana gli ho chiesto l’amicizia e quando ad un certo punto mi è comparso tra il pubblico di Agropoli ho capito che era la mia giornata.

La mia lepre è stata C. Pascarella, mi sono attaccato a lui fino alla fine. Passo dopo passo a non più di cinquanta centimetri di distanza. Tutto procedeva perfettamente. Peccato solo che alla fine del 19° una strana fitta al rene destro mi ha quasi costretto a fermarmi, probabilmente la scarsa idratazione ed il caldo hanno influito particolarmente. Alla fine mezzo piegato e con i denti stretti ho chiuso la gara, una bella gara ed un ottimo PB di 1h 30’ 20’’.

Complimenti a tutti, in particolare a quanti hanno migliorato il proprio PB. Ed ancora, al nonno P. Maiello che proprio sabato mi ha ricordato di avere una quindicina di anni più di me e che è riuscito a chiudere con un ottimo tempo 1h 35’ 46’’.

Grazie ancora a tutti!

Giovanni Raffone


 
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